SESSOCORPOREO-ASI


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Ricordo di un rapporto

Ciao Jean-Yves

Ricordo di un rapporto...


Ho conosciuto Jean-Yves in occasione del primo viaggio in Canada, organizzato da Jole Baldaro Verde nel lontano marzo 1987. Fu l'inizio di un lungo percorso, continuato in Italia sino al 2009.
Sono stati anni ricchi di nuovi spunti, stimoli e conoscenze. Un modo, almeno per me, completamente nuovo di affrontare le problematiche sessuali, e non solo, dei nostri pazienti. Uno schema innovativo di lavoro che anteponeva il concetto di salute sessuale a quello di malattia. Una pratica diretta, efficace, che privilegiava un approccio corporeo nei confronti del disagio sessuale. Una modalità che permetteva di ottenere risultati in tempi rapidi e, soprattutto, concreti, oggettivi.

Basterebbe solo questo a rendere grande Jean-Yves. Ma non è stato solo questo.

Ha creato in Italia un gruppo di "Sessocorporei" che ha diffuso le sue teorie, un gruppo unito ed entusiasta, che ha saputo condividere gli spazi di lavoro e i momenti di relax. Ricordo le belle serate trascorse in casa di Roberto Todella insieme a Jean-Yves, a Jole Baldaro Verde e a tutti gli altri colleghi.
Il Gruppo italiano ha avuto il privilegio di essere stato il primo in Europa ad essere formato da Jean-Yves. Ha avuto la funzione, per così dire, di "apripista". Successivamente la Francia, la Svizzera, la Germania e via via tutti gli altri paesi, anche oltre i confini europei.
Si è così formato un gruppo di professionisti Sessocorporei, provenienti da vari paesi europei, che ha deciso nel 2004 di fondare un Istituto Internazionale con sede a Ginevra: l' "Istitut Sexocorporel International" o I.S.I., seguito successivamente nel 2009 dall' "Associazione Sessocorporea Italiana" ovvero A.S.I.

Oltre alla Formazione di professionisti "Sessocorporei" e ai gruppi di Supervisione dei casi, c'è stata, per quanto mi riguarda, anche la bellissima esperienza dei seminari "Vivere in Amore", che ho condiviso con Jean-Yves unitamente a Patrizia Guerra e Virna Bertoni. Seminari che hanno permesso, anche al pubblico non professionale, di conoscere la grandezza di Jean-Yves. Ancora oggi, chi ha frequentato quei seminari, ricorda con affetto e nostalgia quell' esperienza e tutte le conoscenze che ha acquisito.

Ma è stato anche un lungo rapporto personale, fatto di lunghe chiacchierate, anche nei ristoranti, davanti ai piatti della cucina italiana che lui amava: la pasta all'arrabbiata, la frittura di pesce, un bicchierino di grappa... Erano per me momenti arricchenti, di condivisione e di confronto. In quegli incontri abbiamo parlato di sessualità, di politica (mi stuzzicava su Berlusconi...), di religione (gli chiesi: "Cosa pensi che ci sarà dopo la morte?" Mi rispose: "Credo che sarà semplicemente un cambiamento di dimensione"). In quei momenti è stato in qualche modo anche il mio terapeuta, perché mi ha aiutato a superare un periodo per me difficile.

Durante il secondo viaggio in Canada nel 1997, ha invitato il nostro gruppo di Formazione e i colleghi svizzeri a soggiornare nella sua "cabane", il suo amato rifugio. Ricordo gli immensi e bellissimi laghi canadesi, contornati da una natura selvaggia e incontaminata, impensabile per noi italiani. Penso che in qualche modo ci volesse riportare ai tempi in cui si viveva lontani dagli agi della nostra comoda vita quotidiana. Ci ha insegnato a vivere anche di pesca, la sua passione. Grazie a lui ho pescato pesci che mai avrei potuto trovare nel mio paese. In quel posto Jean-Yves era a suo agio, tranquillo e in pace, si capiva che era la sua dimensione.
Ma soprattutto ricordo la grande umanità, la disponibilità e l'affetto che mi dimostrava.

In Jean-Yves c'era qualcosa di speciale, una specie di aura, qualcosa di magico che si muoveva intorno a lui. Una collega che non lo ha mai incontrato, ma che ne conosceva la fama, in questi giorni ha detto cose che mi hanno colpito e che condivido pienamente:

· Fate fruttare quel patrimonio di conoscenze che ha contribuito a costruire dentro di voi

· Il modo migliore per onorarlo è ricordare la sua memoria

· Quando i padri se ne vanno il testimone rimane a noi

· Certe persone rimangono al nostro interno e danno sicurezza

Oggi Jean-Yves è davvero in "un'altra dimensione", ma la storia prosegue, grazie alla figlia Lise, che sta continuando con noi in Italia il lavoro del padre. Questo è bellissimo e forse, mi sia permesso esprimerlo, un po' magico.

Grazie Jean-Yves. Grazie di tutto.

Un benvenuto a te Lise.

Giorgio Bavastro



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